La recente visita guidata, organizzata all’interno della dimora storica dai padroni di casa, il professor
Mario Nicotera e sua moglie Rosanna Muscolo, autentici custodi del patrimonio culturale del palazzo, ha regalato ai visitatori incredibili aneddoti e scoperte peculiari.
Il palazzo, inserito nel gruppo di costruzioni dell’antica “insula” compresa tra la chiesetta di San Rocchello e Gradoni Porta Marina, rappresenta uno degli esempi più eleganti dell’architettura nobiliare catanzarese.
Le notizie storico-artistiche curate dalla Soprintendenza dei Beni Culturali della Calabria ricordano come l’edificio fosse già esistente prima del 1794 e appartenesse alla famiglia Provenzano, che nel corso dei secoli ha mantenuto la proprietà dell’immobile.
Particolarmente suggestivo il racconto delle trasformazioni architettoniche dell’edificio. Nel 1879 il palazzo fu interessato da importanti lavori di riforma e restauro collegati all’ampliamento di Corso Mazzini, interventi che tuttavia non alterarono l’originaria struttura tardo-barocca.
Ancora oggi il prospetto principale conserva l’eleganza della composizione classica: il grande portale, i balconi in ferro battuto, le decorazioni in bugnato e gli elementi ornamentali che testimoniano il gusto raffinato dell’epoca.
Varcando il portone d’ingresso, i visitatori hanno potuto ammirare l’atrio quadrangolare pavimentato in granito grigio, impreziosito da una scenografica volta dipinta con fregi ornamentali e motivi decorativi che custodiscono ancora il monogramma dell’antico proprietario. Le scale in marmo verde di Gimigliano e le eleganti ringhiere in ferro battuto restituiscono intatta l’atmosfera della dimora storica.
Il percorso ha condotto gli ospiti tra ambienti ricchi di fascino: la biblioteca privata con soppalco, i saloni decorati con damaschi settecenteschi e ottocenteschi, le porcellane di Capodimonte, i mobili veneziani e le numerose opere custodite dalla famiglia. Tra queste spicca un dipinto attribuito alla scuola di Mattia Preti, che secondo alcuni studiosi potrebbe appartenere a una tela più ampia della collezione De Nobili, poi divisa.
Grande interesse ha suscitato anche il racconto dedicato alla tradizione della seta catanzarese. I preziosi damaschi esposti nelle sale testimoniano infatti il ruolo centrale che Catanzaro ebbe nella lavorazione del pregiato materiale, attività che per secoli rese la città celebre in tutta Europa. Particolare attenzione ha suscitato il damasco rosso, considerato uno dei più antichi della collezione familiare. Sistemato sul tavolo principale della sala, il prezioso tessuto è stato utilizzato dalla padrona di casa anche per raccontare l’evoluzione della lavorazione nel corso dei secoli. Attraverso il confronto con i damaschi più recenti, i visitatori hanno potuto osservare come, di generazione in generazione, le tecniche di tessitura siano diventate sempre più raffinate.
Tra gli aneddoti più curiosi, quello legato a un antico abito da sposa appartenuto a una De Nobili, il cui strascico sarebbe stato colpito da un fulmine durante un matrimonio per procura. L’abito, conservato ancora oggi dalla famiglia, rappresenta uno dei tanti oggetti attraverso cui il palazzo continua a raccontare la propria storia.
La visita si è conclusa tra fotografie e ringraziamenti lasciando nei partecipanti la sensazione di aver attraversato una parte viva della memoria di Catanzaro.