Vola il tempo con Drusilla Foer ed Elena Talenti (Il destino nel nome, parafrasando il film di Mira Nair, qui calza a pennello) sul palco del Teatro Politeama Mario Foglietti: una lezione di stile, intelligenza e ironia, sapientemente miscelati senza mai scadere né nel troppo, né nel troppo poco.
Chi parla è Venere in persona, annoiata dalla propria eterna divinità, inesorabilmente diversa eppure al tempo stesso molto umana nelle sue cadute: nostalgia, aggressività, manipolazione, egoismo e soprattutto vanità sconfinata.
Assistita dalla sua segretaria (Elena Talenti), che cerca di contenerne impeti e scivoloni, la Dea si rivolge direttamente ai mortali, accusandoli del più grave dei peccati: voi avete smesso di crederci, e se c’è una cosa che un Dio detesta è di non essere creduto.
Ingrati. Dopo che vi abbiamo dato i migliori secoli della nostra vita. Eppure ci avete dimenticati. Cos’altro può restare a una dea divorata dalla sua imperdonata bellezza? Raccontare i fatti, così come si sono svolti lassù nell’Olimpo, almeno per ciò che riguarda la propria eterna vicenda.
Per esempio che proprio lei, la più bella fra le belle, ha dovuto sposare il più brutto degli Dei, vecchio, zoppo e vendicativo: Vulcano.
O del figlio Cupido, avuto dalla relazione extraconiugale con Marte, che si innamorerà poi della più temibile rivale della madre fra i mortali, la bellissima Psiche.
E qui Venere cade letteralmente in ginocchio sul palco per raccontare tutta la fragilità dell’amore materno, stritolato tra gelosia e compassione. Userà tutte le sue divine armi per impedire l’unione, ma alla fine l’amore umano di Psiche avrà la meglio.
Maledetta immortalità, conclude Venere. Non c’è niente che faccia apprezzare la vita come la certezza della morte. Voi siete liberi, anche se non lo sapete.
Tocca temi profondi, dunque, la scrittura a quattro mani di Drusilla Foer e Giancarlo Marinelli, ma lo fa danzando sempre sul filo dell’autoironia, della leggerezza, dello scherzo che lega con un sorriso coscienza e rimozione.
A completare il risultato felice, la sapiente regia di Dimitri Milopulos, figura di respiro internazionale, che inserisce a più riprese stacchi musicali cantati e ballati della coppia Drusilla/Talenti, perfettamente affiata e a suo agio anche nel modello Fred&Ginger.
Insomma, due artiste complete, due professioniste dello spettacolo che sono state calorosamente e meritatamente applaudite del pubblico catanzarese.